La forte crescita dei lavoratori stranieri, l’effetto boomerang di alcune misure per sostenere la natalità e l’enorme questione salariale, con gli stipendi fatti a pezzi dall’inflazione, e l’invecchiamento progressivo della popolazione occupata. Sono questi i nodi principali emersi dal XXV Rapporto Annuale dell’Inps presentato oggi alla Camera, che fotografa gli effetti delle principali misure di sostegno alle famiglie, l’evoluzione del mercato del lavoro e le condizioni del sistema pensionistico.A cambiare velocemente è la composizione dei lavoratori: oggi uno su sette è straniero. Tra il 2019 e il 2025 gli extra Ue sono cresciuti di oltre il 35% ha sottolineato il presidente dell'Inps, Gabriele Fava. "Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche. Esso evidenzia come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con percorsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare", ha aggiunto, parlando della necessità di "un patto di convivenza, responsabilità e convivenza".La partecipazione femminile rimane uno dei tasti dolenti del sistema Italia. Il rapporto Inps ha analizzato gli effetti dei sostegni economici alle famiglie, come l'assegno unico e universale e altri bonus alla natalità, evidenziando che possono favorire un aumento ("seppur contenuto") delle nascite, ma rischiano di ridurre l’occupazione se non accompagnati da interventi complementari. Al contrario strumenti come il Bonus asilo nido e il lavoro da remoto si rivelano particolarmente efficaci, riducendo i costi e le difficoltà legati alla cura dei figli.In particolare, l'accesso al bonus asilo nido ha determinato un aumento della probabilità di occupazione per le madri del 6% mentre il lavoro da remoto si conferma uno strumento efficace per ridurre fino all'87% la “child penalty” ovvero la penalizzazione delle carriere derivante dall'avere un figlio, e per aumentare le retribuzioni (fino a 1.300 euro in più nell'anno successivo alla nascita).Il divario salariale insegue le donna anche in pensione. In media percepiscono donne percepiscono un assegno lordo di 1619 euro, il 34% in meno di quello degli uomini (2.166 euro)."Il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale. Nasce prima. Nasce in carriere più frammentate, in salari più bassi, in part time spesso non scelti, nella maternità, nella cura familiare, nella minore continuità contributiva”.Il numero di pensionati è stabile (16,4 milioni). Per le pensioni di vecchiaia l’età media si colloca stabilmente intorno ai 67 anni ormai dal 2020, e l’anno scorso è stata di 67,2 anni. Quella anticipata invece arriva ben sei anni prima perché ha una dinamica più irregolare che risente dei canali di flessibilità in uscita. Negli ultimi 30 anni l'età media di pensionamento per i dipendenti privati è aumentata di oltre 7 anni: dai 57 anni e 7 mesi del 1995 si è passati a 64 anni e 10 mesi.La popolazione occupata è sempre più anziana, tra invecchiamento generale e fuga all'estero dei giovani talenti. Basti pensare che tra il 2019 e il 2025 i giovani tra 18 e 34 anni sono significativamente aumentati per numero di dipendenti (850 mila) ma scontano una continua riduzione della popolazione nelle medesime età (-230 mila). Mentre i lavoratori senior da 55 a 70 anni sono aumentati in maniera importante sia come popolazione di riferimento sia come corrispondente numero di dipendenti.Cambiano anche le abitudini al termine dell'esperienza di lavoro. La pensione non coincide necessariamente con l'uscita definitiva dall'occupazione: per alcuni individui il lavoro dopo il pensionamento può rispondere a esigenze economiche, per altri alla volontà di mantenere un ruolo attivo Il numero di pensionati lavoratori infatti è passato da 40 mila nel 2019 a quasi 158 mila nel 2023.Sul fronte dei salari, altro tasto dolente del nostro Paese, l’Inps certifica che "le retribuzioni nominali sono cresciute ma hanno perso potere d'acquisto in termini reali. Alla stagnazione salariale, fenomeno strutturale di lungo periodo risalente agli anni Ottanta, si sono aggiunti i fenomeni inflazionistici degli ultimi anni". Gli oltre 21 milioni di dipendenti (esclusi operai agricoli e domestici) hanno una retribuzione media annua effettiva si 27.649 euro, con una crescita del 3,6% rispetto all'anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019 (pre-Covid). Ma per valutare la rilevanza reale della dinamica salariale, l'Inps giudica "cruciale" il confronto con l'inflazione. Nel periodo 2019-2025 la crescita del livello dei prezzi è collocabile tra il 18,2% dell'indice Foi e il 20,5% dell'indice Ipca: in entrambi "misure sensibilmente maggiori rispetto a quanto osservato per la dinamica delle retribuzioni lorde".Tuttavia, prosegue ancora l'analisi del rapporto, le retribuzioni nette - beneficiando dei vari interventi che si sono succeduti su contributi, aliquote, detrazioni e nuove esenzioni (detrazione aggiuntiva) - al livello della mediana risultano praticamente cresciute come l'inflazione (+19,2%) e a questo risultato si avvicinano anche le retribuzioni basse.l nostro impegno è dare continuità alle norme che prevedono la tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali, dei premi di risultato e delle indennità per il lavoro faticoso: nella legge di bilancio 2026 abbiamo destinato 2 miliardi di euro per queste voci e il nostro obiettivo è riconfermare questo nostro impegno sulla legge di bilancio 2027 per dare continuità, per far rinnovare i contratti a scadenza, per rinnovare i contratti e migliorare anche le condizioni retributive" ha detto Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali a margine della presentazione del rapporto.
Rapporto Inps: stranieri e anziani al lavoro, per le donne funziona il bonus nido e lo smart
Presentato alla Camera il report annuale. La pensione di vecchiaia stabilmente oltre i 67 anni, sette anni più tardi rispetto al 1995. Ma molti pensionati per scelta o per necessità continuano a lavorare











