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Enrico Marro

Il Rapporto annuale Inps evidenzia che l'aumento dell'occupazione non basta a garantire pensioni adeguate: salari bassi, lavoro discontinuo e crescita dei servizi riducono i contributi, mettendo a rischio gli assegni futuri

Il lavoro di oggi costruisce la pensione di domani. Per questo, di fronte a una sfida demografica senza precedenti, è necessario rafforzare l’occupazione, quantitativamente e qualitativamente, per rendere più solide le pensioni di domani. È questo il filo conduttore del Rapporto annuale dell’Inps, presentato dal presidente dell’istituto di previdenza, Gabriele Fava, nella sala della Regina alla Camera. «La previdenza – sottolinea Fava - non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito».

I servizi abbassano i salariL’occupazione, con più di 24 milioni di lavoratori, ha raggiunto «massimi storici, trainata dal lavoro dipendente a tempo indeterminato. Tuttavia - si legge nel Rapporto - permangono debolezze strutturali: il tasso di occupazione resta inferiore alla media europea ed è caratterizzato da forti divari di genere». Non solo. Il numero di lavoratori è aumentato soprattutto nel settore dei servizi, dove l’occupazione è più intermittente, la produttività stagnante, i salari bassi. «Le imprese dell’industria, che hanno in media più dipendenti e che versano un importo complessivo maggiore di contributi (anche per un maggiore livello medio annuo delle retribuzioni), mostrano un’incidenza decrescente negli anni, mentre le imprese dei servizi hanno un trend di segno opposto.