È stato presentato oggi alla Camera Il 25° Rapporto Annuale dell'Inps e, al di là di qualche dato positivo che pure non manca, dal documento emergono soprattutto delle gravi contraddizioni che caratterizzano il mercato del lavoro italiano. Il presidente dell'Istituto Gabriele Fava ha sottolineato il record di 27,2 milioni di occupati, ma l’analisi non può nasconder il fatto che dal punto di vista dei salari percepiti siamo in una situazione di forte fragilità, che va ben al di là del fatto che la retribuzione media annua lorda sia di 27.649 euro. Dietro l'apparente ottimismo del tasso di occupazione al 63%, emerge infatti la presenza di profonde crepe strutturali. L'aumento dei posti di lavoro non si sta di fatto traducendo in benessere economico, ma sta al contrario alimentando una platea di lavoratori poveri o altamente vulnerabili, schiacciati da contratti di bassa qualità e da una stagnazione salariale che non ha eguali in Europa.

La criticità più immediata è la drammatica perdita del potere d'acquisto, che sta impoverendo anche chi un lavoro ce l'ha, e pure stabile. Sebbene infatti tra il 2019 e il 2025 le retribuzioni lorde abbiano registrato un incremento nominale del 10,8%, questa crescita è un'illusione statistica, completamente divorata da una fiammata inflazionistica devastante arrivata nello stesso periodo al 18,2%. I salari reali dei cittadini hanno subito un'erosione profonda che i temporanei tagli del cuneo contributivo hanno solo anestetizzato, senza risolvere la radice del problema. Il risultato è un sistema economico fragile, in cui la busta paga media non è più sufficiente a garantire una vita dignitosa di fronte al costo della vita.