Gli stipendi crescono, ma non abbastanza da recuperare il terreno perso con l‘impennata dell’inflazione degli ultimi anni. È questa una delle principali conclusioni del Rapporto annuale dell’Inps, presentato alla Camera, che fotografa un mercato del lavoro apparentemente in miglioramento sul fronte dell’occupazione ma ancora segnato dalla debolezza delle retribuzioni reali. L’Istituto evidenzia come “le retribuzioni nominali sono cresciute ma hanno perso potere d’acquisto in termini reali”. Una dinamica che si inserisce in un fenomeno definito “strutturale di lungo periodo”, con la stagnazione salariale che risale agli anni Ottanta e che è stata aggravata dalla fiammata inflazionistica registrata negli ultimi anni.

Secondo il Rapporto, nel 2025 i lavoratori dipendenti pubblici e privati – esclusi operai agricoli e lavoratori domestici – sono stati 21,045 milioni, con una retribuzione media annua effettiva di 27.649 euro, in aumento del 3,6% rispetto al 2024 e del 14,5% rispetto al periodo precedente alla pandemia, nel 2019. Tuttavia, il confronto con il costo della vita racconta una realtà diversa. Tra il 2019 e il 2025 il livello dei prezzi è aumentato tra il 18,2% e il 20,5%, una crescita significativamente superiore a quella delle retribuzioni lorde. Per questo motivo, sottolinea l’Inps, il mantenimento del potere d’acquisto dei redditi più bassi è stato possibile soprattutto grazie agli interventi fiscali e contributivi adottati negli ultimi anni.