L’Assegno unico e universale è la principale misura per le famiglie con figli e la natalità in Italia. Il governo Meloni l’ha potenziato, oggi costa circa 20 miliardi di euro all’anno. Secondo l’ultimo rapporto Inps, però, finora l’AUU ha avuto un impatto molto limitato sulla probabilità di avere un secondo figlio. Lo smart working, invece, spinge a fare più figli oltre a ‘tutelare’ le nuove madri sul lavoro.

L'Assegno unico e universale, che viene erogato a sostegno di tutte le famiglie con figli a carico che ne fanno richiesta, dà un aiuto importante ma non migliora granché la natalità. È quello che è emerso nel nuovo rapporto dell'Inps, che lancia un messaggio importante anche ai partiti politici che sulla natalità vogliono intervenire (cioè, almeno sulla carta, praticamente tutti). Il messaggio non è che l'AUU va cancellato, naturalmente, ma che per come è strutturato oggi ha ancora un'efficacia parecchio limitata. Insomma, quasi nessuno decide di fare un secondo figlio perché sa che potrà contare sull'Assegno.

Ci sono, invece, altre misure che hanno un effetto benefico sulla natalità. L'Inps cita il caso della Sardegna, dove dal 2022 un bonus molto più generoso dall'AUU viene erogato alle famiglie che rispettano requisiti specifici: in questo modo, le nascite sono cresciute del 21%. A pagare il prezzo, però, è l'occupazione femminile. La probabilità di lavorare, infatti, scende quando aumenta quella di avere figli. Su questo fronte aiuta il bonus Nido, ma una delle possibili soluzioni si trova anche nello smart working. L'Inps misura che il lavoro da remoto riduce di moltissimo la perdita di reddito dopo la nascita di un figlio. E per di più è associato "a una più alta probabilità di avere un ulteriore figlio" o "di diventare madri per la prima volta". Gli effetti limitati dell'Assegno unico e universale per le madri L'Assegno unico e universale è una misura che esiste dal luglio 2020, quando ha sostituito e semplificato il panorama dei vari bonus che prima erano rivolti alle famiglie con figli. L'AUU costa poco meno di 20 miliardi di euro all'anno, e si può dire che è davvero universale: raggiunge il 95% dei potenziali beneficiari, con picchi di quasi il 99% nel Mezzogiorno.