Quando si parla di Assegno Unico Universale, spesso si pensa solo all’importo base destinato alle famiglie con figli. In realtà il sistema prevede diverse maggiorazioni che possono aumentare la cifra mensile.
Tra queste c’è quella destinata ai nuclei in cui entrambi i genitori percepiscono un reddito da lavoro. Proprio su questo punto entra in gioco il rapporto con la NASpI, l’indennità di disoccupazione. Una questione non di poco conto: visto che può valere fino a oltre 400 euro in più in meno all'anno di sussidio percepito.
La NASpI, la prestazione erogata dall’Inps ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente l’occupazione, non impedisce di ricevere l’Assegno Unico. Un genitore disoccupato che soddisfa i requisiti previsti continua quindi a percepire l’assegno per i figli senza alcuna interruzione.
La questione cambia però quando si guarda alle maggiorazioni. La NASpI è infatti considerata una misura temporanea di sostegno al reddito e non un vero e proprio reddito da lavoro. Di conseguenza, finché uno dei genitori percepisce esclusivamente questa indennità, la famiglia non può beneficiare della maggiorazione prevista per i nuclei in cui entrambi i genitori lavorano.
La situazione cambia nel momento in cui termina la NASpI e il genitore sottoscrive un nuovo contratto di lavoro, sia come dipendente sia come lavoratore autonomo. In questo caso il nucleo familiare acquisisce il requisito necessario per ottenere l’incremento sull’assegno mensile.






