Certo non è colpa dell’intelligenza artificiale il crollo della capacità di leggere tra i quindicenni, a partire dal 2012 in tutti i Paesi Ocse, Italia inclusa. Ma dal 2022 il declino ha accelerato: “i punteggi complessivi in ​​lettura hanno subito cali particolarmente marcati negli ultimi tre anni – si legge nel comunicato Ocse – anche in competenze fondamentali nell’era dell’intelligenza artificiale: valutare le informazioni, stabilire connessioni tra diverse fonti e pensare in modo critico a ciò che leggiamo. I casi di ‘lettura frettolosa’, in cui gli studenti leggono velocemente ma in modo impreciso, sono quasi raddoppiati, raggiungendo il 9% tra il 2018 e il 2025″.

L’Italia perde 10 punti in una decade, ma Valditara esulta: “Siamo sopra la media Ocse”

Il precipizio è iniziato ben prima dell’avvento dei chatbot. Nel 2012 l’abilità della lettura nei Paesi Ocse si attestava sul punteggio di 501. Nel 2025 è sprofondata a 461: meno quaranta punti, dunque i quindicenni di oggi sono due anni indietro rispetto ai coetanei di 14 anni fa. L’Italia ha perso circa dieci punti in una decade: metà anno scolastico, per gli studenti. Invece di riflettere su un cambio di rotta, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, esulta perché l’Italia supera di poco la media Ocse. Ovvero, arretra meno degli altri: poco più di tre studenti su quattro raggiungono almeno il livello di competenza di base. “A fronte di una situazione mondiale catastrofica l’Italia diventa punto di riferimento rispetto ad un contesto certamente difficile”, ha annunciato il ministro. Declino sì, ma meno marcato e tanto basta al governo. Neppure una parola sulle cause e sui rimedi. Eppure, ferve in Occidente il dibattito sul declino dell’istruzione, con la plausibile influenza di smartphone e social network.