Lo chiamano progresso, ma forse smartphone e social network ci rendono stupidi. Nasce il dubbio leggendo l’articolo dal titolo: “I miei studenti non sanno leggere. Il declino generazionale dell’alfabetizzazione è misurabile, persistente e probabilmente destinato a peggiorare”. Firmato dal docente Tyler Jagt sulla prestigiosa rivista accademica Chronicle of higher education, l’articolo pubblicato a giugno espone l’inquietante regresso dell’istruzione americana citando dati ufficiali sul declino delle capacità di lettura e scrittura. Prima gli studenti universitari leggevano 20 pagine di fila, dice Jagt, oggi “nessuno finisce il compito”. Ha collezionato milioni di visualizzazioni un video con dei liceali di Philadelphia mentre stentano a leggere, girato da una studentessa della scuola. Jagt punta il dito dritto contro lo smartphone, per spiegare il declino intellettuale. Ma il dibattito sull’istruzione e le conseguenze dei nuovi media non è confinato agli Usa. Svezia e Norvegia sono tornati a carta e penna nelle scuole elementari, perché i dati mostrano il declino dei risultati dall’ingresso in aula degli strumenti digitali. In Italia il ministro Valditara ha vietato l’uso dello smartphone e incoraggiato il ritorno al diario cartaceo, al posto del registro elettronico. Uno studio dell’Università Bicocca pubblicato pochi giorni fa mostra i nefasti effetti dell’uso dei social network sui risultati scolastici in matematica e italiano. Mentre langue in Parlamento il disegno di legge n. 1136 per vietare ai minori di 15 anni l’uso dei social network, 150 mila firme su change.org invocano lo sbarramento per i più giovani. Una delle dieci petizioni è stata lanciata da tre madri e prof delle scuole medie: si chiamano Paola Sini, Fabiana Casula, Marina Sadda.
Smartphone e social ci rendono meno intelligenti? I dati preoccupano
Studenti che non sanno leggere 20 pagine, abilità in calo ovunque: cosa dicono i dati su smartphone e social.








