Nel 2012, il giornalista Nicholas Carr suggeriva che Google «ci stesse rendendo stupidi». Guardando a tutto ciò che Internet offriva, ne deduceva che il web fosse una minaccia alle nostre capacità cognitive.

È un argomento che sembra inoppugnabile, soprattutto ai lettori di quotidiani, specie se lettori di quotidiani di carta. Internet darebbe informazioni in abbondanza, ma più superficiali di quelle fornite dai media tradizionali. Soprattutto, avrebbe trasformato lo zapping, che un tempo si faceva con il telecomando in mano quando il film di prima serata veniva interrotto dagli spot, in un’abitudine universale. Si intercetta una notizia, si legge solo un titolo, poi si passa al successivo. Del resto, Twitter (adesso X) dell’epoca d’oro consentiva di postare cinguettii non più lunghi di 140 caratteri. I tweet vennero poi allungati a 280 caratteri, secondo l’azienda perché le diverse lingue erano diverse anche in fatto di sintesi e non tutte si prestavano bene allo stile epigrammatico scelto dalla piattaforma. Ma forse una lunghezza maggiore andava incontro pure ai desideri degli utenti.