Ricordava Umberto Eco che la stampa ha creato una cultura del libro razionale e riflessiva, mentre Internet ha imposto una cultura frammentata ed emotiva. In tale contesto, non solo l’intelligenza artificiale si avvicina a quella umana, ma sta accadendo il contrario, perché attraverso l’esposizione continua alle tecnologie il nostro cervello si sta binarizzando, seguendo la logica informatica zero-uno, atrofizzando le infinite sfumature del pensiero.

A riguardo esistono studi che dimostrano come dalla fine degli anni Novanta in poi il quoziente intellettivo globale si sta riducendo, a causa dell’esposizione costante agli schermi digitali, alla decadenza dei sistemi di istruzione e alla riduzione del patrimonio linguistico conosciuto. Il linguaggio è un modo di pensare e quindi di interpretare il mondo e come sosteneva Ludwig Wittgenstein “i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”.

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Di sicuro, siamo immersi nella guerra delle intelligenze, senza averne piena cognizione, se non quella, quasi tutti noi, di atteggiarci ad apprendisti stregoni. Nel 2030 tutto il mondo sarà tecnicamente collegato a Internet e tutti collegati significa inevitabilmente tutti controllati. Pertanto, il campo di battaglia definitivo è diventato la mente delle persone, oltre la quale non può esserci altro. Non a caso, oggi si parla con insistenza della guerra cognitiva, forse però dal punto di vista sbagliato, perché si considera la disinformazione sempre quella degli altri, non cogliendo che la manipolazione è un dato strutturale delle società contemporanee, sia di quelle democratiche sia di quelle autoritarie.