Provate a immaginare un'aula di trenta ragazzi di quindici anni, una qualsiasi, a Bologna o a Bari, la prima settimana di settembre. Alzano la mano quelli che non hanno mai usato un chatbot per fare i compiti. Se ne alzano tre scarse. Tutti gli altri, ventisette, ci hanno parlato almeno una volta.
È questo il ritratto che esce dal rapporto PISA dell'OCSE diffuso martedì 8 settembre. In Italia solo il 9% degli studenti dichiara di non utilizzare mai o quasi mai i chatbot per le attività scolastiche, un valore molto più basso rispetto alla media OCSE del 14%. Il rapporto si basa su oltre 760.000 studenti in 91 Paesi ed economie, il campione più ampio nella storia del programma.
Non è una rilevazione qualsiasi. PISA misura i quindicenni del mondo dal 2000, e questa è la prima edizione dopo l'arrivo dell'IA generativa nelle case e nelle camerette. Per la prima volta ha chiesto ai ragazzi non solo quanto sanno, ma con chi lo hanno imparato.
Che cosa chiediamo davvero a una macchina
I numeri italiani, presi uno a uno, sembrano innocui. Il 47% dei quindicenni usa i chatbot come supporto allo studio almeno una volta a settimana, in linea con il 46% della media OCSE. Il 39% li usa per fare ricerche preliminari su un argomento nuovo, contro il 31% della media. Il 36% per riassumere testi assegnati, contro il 30%. Il 30% per elaborare bozze di testi nei compiti di scrittura.








