Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo, in vigore da quest'anno scolastico, chiedono di approcciare l’IA non come una novità da celebrare, ma come un oggetto da interrogare, valutandone affidabilità e limiti con spirito critico. Una scelta di cittadinanza prima ancora che di didattica, che ritroveremo nei licei dal 2027/2028, dove le Indicazioni chiedono allo studente di riconoscere un testo generato da una macchina. Nei tecnici, la cui riforma è partita anch'essa quest'anno, l'IA è già nei profili in uscita, ma con un taglio più professionale, orientato ai processi e ai dati.

L'indagine nazionale «Io e l'Intelligenza Artificiale», promossa da Indire e dal Festival dell'Innovazione Scolastica, spiega perché il cambio di prospettiva arriva al momento giusto. Racconta una generazione a cui l'IA è ormai familiare (il 94% la usa almeno occasionalmente, il 62% ogni settimana, l'84% per studiare), ma per la quale saper usare questi strumenti non significa saperli giudicare. Lo dimostra il dato più netto: gli studenti che si fidano ciecamente dell'IA e quelli che non se ne fidano per niente si comportano allo stesso modo, sono i due gruppi che verificano meno le informazioni. È quello che la ricerca definisce «paradosso della fiducia».