Il Rapporto Pisa fotografa il peggior risultato mai registrato nei Paesi Ocse, con un'Italia che invece tiene e che per la prima volta azzera il divario di genere in scienze

Un brano sullo schermo, poche righe scorse in fretta, la risposta scelta prima di essere arrivati in fondo. Chi legge così, viene definito “lettore frettoloso”, un’etichetta di per sé non particolarmente allarmante. Sennonché, il Rapporto Pisa presentato oggi dall’Ocse, l’organizzazione che ogni tre anni misura le competenze dei quindicenni di mezzo mondo, individua proprio in questo nuovo approccio e nel fatto che dal 2018 i ragazzi che lo utilizzano siano quasi raddoppiati, la chiave per comprendere la parabola discendente registrata nelle aule nel corso dell’ultimo decennio.

Rapporto Pisa, il crollo globale

L’indagine di quest’anno è la più ampia mai realizzata, 760mila studenti in 91 Paesi, e il risultato complessivo è il peggiore da quando la rilevazione esiste. Nell’area Ocse la lettura ha perso ventotto punti in dieci anni, la matematica ventidue; le scienze hanno tenuto meglio, sette punti in meno. Oggi un quindicenne su cinque non arriva al livello minimo in nessuna delle tre materie, mentre nel 2022 era il 16 per cento. Le ragioni indicate dall’Ocse sono tre, e si tengono insieme: più tempo passato davanti agli schermi, meno lettura per piacere, un rapporto con la scuola che dopo la pandemia non è più tornato quello di prima.