Tempo, pazienza, speranza. Giorgia Meloni sceglie Bari per fare un bilancio del Governo più longevo della storia repubblicana e aprire di fatto la prossima campagna elettorale.

Certo, la richiesta di tempo potrebbe suonare stonata in bocca a chi esulta per la stabilità dell’esecutivo, segno dunque che tempo ce n’è stato per fare e soprattutto disfare una parte importante della rete di incrostazioni che avvolgeva e ancora in parte avvolge i palazzi romani.

Chiede pazienza Meloni perché è difficile invertire il modo di lavorare della pubblica amministrazione e in quanto è accaduto praticamente di tutto in questi 4 anni: guerre, terrorismo, emergenza climatica, crisi industriali, sono mancate - mai dire mai - solo le cavallette come ama ripetere spesso. Pazienza perché Meloni si rende conto di non aver dato tutte le risposte attese, non per cattiva volontà ma anche per una eredità economica pesante trovata all’insediamento tra superbonus e reddito di cittadinanza.

Speranza, infine. Merce rara nei confronti della classe politica ma indispensabile per lanciare la sfida di succedere a se stessa, per galvanizzare la coalizione di centrodestra, dal perimetro tutto da definire a causa dei sondaggi che fanno volare Vannacci (ieri era «menato» dalla premier sulla questione femminicidio), dalle assenze-presenze via video alla festa del governo più longevo e anche a una celebrazione che sembrava solo e soltanto di Fratelli d’Italia quando invece è un traguardo raggiunto collettivamente.