Un pò bilancio del passato, un pò programma per il futuro, ma senza annunci clamorosi a parte la conferma dell’estensione della Zes a tutta Italia. Il comizio con cui Giorgia Meloni celebra il record di longevità del suo governo è di fatto la prima zampata nella lunga campagna elettorale.

«Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso», l’avvertimento della premier, che per un’ora sul palco lancia affondi alla «sinistra che usa l’antifascismo come arma di distrazione massa» e uno ai magistrati che come il gip di Torino del caso di violenza contro una 13enne «spezza la catena del lavoro» per la sicurezza.

Chi si aspettava una sfida a distanza con Roberto Vannacci resta parzialmente deluso. Nessun riferimento esplicito, ma Meloni risponde implicitamente a lui quando dedica un ricordo a Lorena Isceri, rimarcando che «nel femminicidio c'è un'aggravante: si uccide una donna perché osa essere libera, non è cristiano». Sui dossier su cui il generale batte di più tante rivendicazioni, a partire dai migranti («Prima in Ue ci chiamavano estremisti, ora ci copiano») e impegni, anche contro la «propaganda fondamentalista».

«Io c'ero», si legge sul pass dei militanti (circa 10mila secondo gli organizzatori) arrivati un pò da tutta Italia. Se sarà un comizio storico si vedrà, intanto segna il primo vero rilancio di Meloni a poco meno di sei mesi dalla sconfitta al referendum e a un anno, poco più o poco meno si vedrà, dalle prossime elezioni. Sul palco Maurizio Lupi rivendica la «vittoria di democrazia» sulle preferenze, in videocollegamento Matteo Salvini ricorda Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, «due giganti del centrodestra che festeggiano da lassù il record del governo», e Antonio Tajani assicura che «non esiste un'alternativa al governo di centrodestra».