BARI - “Ho nuotato nella colla, non ho mai mollato e non intendo farlo adesso”. Lo sparo della campagna elettorale parte dopo le 19 al molo dieci del porto di Bari. Ben 1.413 giorni dopo l’arrivo a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha tutta l’intenzione di rimanerci. “A chi vuole ostacolarci dico, mettetevi comodi, non avete capito con chi avete a che fare”, tuona una premier in trincea, violenta con la sinistra “dei privilegiati e dei fannulloni”, che si eleva a protettrice di una Italia “un tempo considerata malata d’Europa”. Annunci sull’energia e consumate promesse sulla sicurezza: la festa per il governo più longevo della Repubblica è il pretesto per lanciare la nuova corsa. Contro la sinistra, Roberto Vannacci permettendo.

La folla spinge, la strada tra food truck con panzerotti roventi e luminarie made in Bari si fa stretta. Settanta pullman scaricano gli attivisti. Più pose da sagra che istituzionali. Il mare è lo sfondo, solcato dalle crociere mentre si avvicendano gli oratori. I cappelli bianchi dei militanti coprono le nuche dal sole cocente: “Governo + stabile, Italia + forte”, è lo slogan. Fratelli d’Italia Bari, Bitonto, Ercolano: ciascuno srotola il proprio striscione. Non c’è sudore che tenga: “Oggi Giorgia è nostra”, racconta sognante una pasionaria toscana. I selfie con ministri si sprecano, l’asfalto rovente non scoraggia i ragazzi di Gioventù nazionale. Prima lo spaghetto all’assassina, poi il boato. Eccola, Meloni.