Alle 19:20, con il sole che cala in mare alle spalle del palco, Giorgia Meloni sale al Terminal 10 del porto di Bari sulle note di Ma il cielo è sempre più blu. Sotto il palco alcune migliaia di persone: diecimila secondo gli organizzatori (anche se a colpo d'occhio l'area sembra poterne contenere meno). Si celebra un numero: 1.413 giorni, uno in più del Berlusconi II, il governo più longevo della storia repubblicana. La premier premette di non volerlo caricare di significati: "Il governo più stabile non è per forza anche il più capace", dice, è "semplicemente quello che ha avuto più tempo degli altri per essere giudicato". Il motivo d'orgoglio, aggiunge, è un altro: "Non di governare da 1.413 giorni, ma di avere ancora un consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno”.Il comizio dura poco meno di un'ora e ha un filo conduttore dichiarato: "La stabilità è la prima grande riforma". L'Italia, sostiene, "ha smesso di essere il caso sorvegliato in Europa", dopo anni in cui ai tavoli internazionali la domanda era "ora questo quanto dura?". Da lì la difesa della riforma elettorale: "Vogliamo che chiunque vinca abbia i numeri per governare cinque anni", cioè "niente ribaltoni" e nessun governo "nel Palazzo dopo il voto", con un riferimento diretto al Pd. E la rivendicazione sui migranti, con i centri in Albania indicati come modello poi recepito a Bruxelles: "Ci hanno chiamato estremisti per anni", sostiene, "poi hanno copiato tutto”.Poi i dossier aperti (con qualche ammissione). Sui carburanti annuncia nuove misure, "ma questa volta saranno mirati", non a pioggia. Sui salari: "Gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, ragione per cui intendiamo perseverare". Sull'ex Ilva indica un doppio binario, "tutelare la salute pubblica ma anche preservare un patrimonio industriale" per la Puglia e per il Paese. Sulla sicurezza riconosce che "da noi ci si aspetta di più", ma avverte che "tutta la catena deve funzionare", con un affondo sui giudici. Sui conti pubblici rivendica il rigore contrapponendolo al Superbonus, "misure" che a suo giudizio hanno devastato i bilanci dello Stato.Sul femminicidio, citando l'uccisione di Lorena Isceri, parla di un'aggravante: "si uccide una donna perché ha osato essere libera". Alla sinistra riserva l'affondo più duro – "usa l'antifascismo come arma di distrazione di massa da 80 anni" – e un passaggio ironico sull'opposizione "più duratura della Repubblica”.Un fuori programma interrompe il discorso: il telefono squilla, la premier risponde e si scusa: "È mia figlia, è la terza telefonata". La chiusura è personale. Ci sono stati giorni, ammette, in cui le è sembrato di "nuotare dentro la colla", ma "non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi". Il traguardo, dice, "non è mai stato diventare il governo più longevo": è un Paese in cui chi lavora "possa permettersi una casa, costruire una famiglia", e in cui chi è partito trovi "mille ragioni per tornare". Poi l'Inno di Mameli, A mano a mano di Rino Gaetano e l'ultima frase, "è un onore per me servire" gli italiani.Prima di lei, testimonianze di cittadini comuni e i saluti degli alleati: Fitto dal palco, in collegamento Salvini, Tajani e Lupi. Alla festa non erano stati invitati né il sindaco Vito Leccese né il presidente della Regione Antonio Decaro; il primo ha affidato a una lettera il benvenuto alla premier, ricordando che a Bari ci sarebbe stato anche chi avrebbe esercitato il diritto di contestarla.Fuori, un'altra città. Da piazza del Ferrarese è partito un corteo di circa cinquecento persone – collettivi studenteschi, centri sociali, sigle sindacali – su un percorso più corto di quello chiesto e fermato dalla polizia prima del porto: sit-in, fumogeni, otto manifestanti portati in questura, tre poi rilasciati.