Giorgia Meloni ha scelto Bari per celebrare la longevità politica del suo governo. Non è stato un caso. Come ha esplicitamente affermato il giorno dopo in Basilicata, in visita alla costa ionica devastata, considera la crescita del Sud uno dei risultati più importanti del suo quadriennio. E poi sarà il Mezzogiorno a determinare l’esito della campagna elettorale alle porte.

Per vincere è necessario «recuperare» in questa parte d’Italia, che cresce più del resto del Paese ma non sembra accorgersene. Ovvero, per radicato scetticismo, non vuole riconoscerlo. Allora, prima che i toni da comizio occupino tutto lo spazio, converrà chiedersi: come sta effettivamente il Sud? Cosa dobbiamo dare a Meloni perché è di Meloni e cosa, invece, non le appartiene?

Il Meridione d’Italia sta veramente cambiando. Pil e occupazione si sono messi a correre dopo la pandemia. Nelle aree metropolitane più dinamiche si addensano innovazione e investimenti. Dipende, in parte, dal silenzioso affermarsi di un nuovo modello di sviluppo. Per altra parte dagli investimenti che sono giunti grazie al Pnrr.

Infine, quel che più conta, dipende dal nuovo scenario internazionale che ha mutato la collocazione del Meridione traendolo dalla periferia europea e restituendogli una funzione di baricentro strategico. Tutto ciò si sarebbe verificato con qualsiasi esecutivo. Quel che, invece, il governo di centrodestra può rivendicare come un proprio successo è la ZES unica.