Tornare alla quotidianità non significa cancellare il benessere conquistato durante le ferie. Secondo la psicoterapeuta Stefania Sacchezin, il rientro è una fase di "ricalibrazione" del cervello: ecco come affrontarlo senza perdere i benefici del riposo
La sveglia ricomincia a suonare, la casella di posta si riempie di e-mail, l’agenda torna a popolarsi di impegni. E, all’improvviso, sembra che le vacanze siano già lontanissime. Per molti il rientro al lavoro è accompagnato da una sensazione di malinconia, irritabilità o affaticamento che viene spesso definita, impropriamente, “sindrome da rientro”. Ma è davvero solo nostalgia delle ferie? Oppure nel nostro cervello sta accadendo qualcosa di più? Secondo la dottoressa Stefania Sacchezin, psicologa, psicoterapeuta, esperta in gestione dello stress, collaboratrice del CRSP (Centro Studi e Ricerche in Psicotraumatologia) ed EMDR Facilitator, il ritorno alla quotidianità non rappresenta una perdita, bensì una delicata fase di adattamento. «I navigatori e gli esploratori non salpano per dimenticare la terraferma, ma per farvi ritorno con una carta nautica più ricca. Il mare non cancella chi eri: espande i confini di chi puoi diventare».
Perché il rientro può sembrare così faticoso














