Chi viene a vendemmiare? I braccianti, certo, ma risposta può includere anche un perfetto sconosciuto, il turista, che paga per provare l’esperienza, oppure parenti, amici, vicini. Anche per questo una vecchia parola come ganzega torna attuale. Dal “rajùdu” marchigiano alla “prestarella” abruzzese, l’Italia contadina aveva molti nomi per chiamare l’aiuto reciproco quando l’uva era pronta servivano braccia e alla fine si mangiava insieme.
Una pratica che negli ultimi decenni si è però scontrata con controlli e multe, anche di migliaia di euro, per lavoro irregolare. In Trentino per risolvere questo problema, e consentire la ganzega, il 27 luglio la Commissione per la revisione degli usi della Camera di Commercio di Trento ha formalmente riconosciuto l’opera gratuita prestata durante la vendemmia e la raccolta della frutta da amici, parenti, vicini e conoscenti, accompagnata eventualmente dal pasto conviviale come unica forma di riconoscimento.
Il riconoscimento della tradizione non rende automaticamente lecita qualsiasi persona trovata a lavorare in vigna. L’aiuto deve essere davvero spontaneo, gratuito, occasionale e sporadico, senza assumere i caratteri di un normale rapporto di lavoro. In realtà il legislatore italiano aveva già aperto da tempo una porta abbastanza larga all’aiuto familiare. L’articolo 74 della legge Biagi stabilisce che le prestazioni di lavoro rese da parenti e affini (fino al terzo o quarto grado) in via meramente occasionale o di breve periodo a titolo gratuito nel settore agricolo non costituiscono un rapporto di lavoro subordinato o autonomo.















