«Vendemmia anticipata di una settimana o due per il grande caldo. L’uva matura prima. Ma l’Italia del vino scopre di avere meno spazio. Teme un ingorgo tra bottiglie vecchie e nuove. Non erano mai state così alte le giacenze. Conosce i dati e li gira Paolo Mastroberardino. Guida “Terredora Di Paolo” a Montefusco e porta il cognome di una grande famiglia del vino. «Il 60 per cento è fermo. Una parte è in affinamento, vi rimane anche per anni. Come per Barolo, Montalcino, Amarone, Taurasi, Campi Taurasini e altri. Ma 58,5 milioni di ettolitri no, sono troppi. Una riflessione sì, ci vuole. L’anno scorso c’erano 40 milioni».

Italia o Campania? «Vanno di pari passo». Bianchi o rossi? «I rossi peggio». Ma la Campania non si ferma, la qualità è patrimonio dei rossi, vediamo come reagisce.

«C’è la tendenza a produrre più vino rosato», osserva Paolo Mastroberardino. Vinifica l’Aglianico in purezza staccando presto le bucce. Ne deriva “Rosaenovae”, buona struttura e delicati profumi. Non si arrende Michele Perillo, l’eccellenza del Taurasi. «A settembre devo rifare i listini. Tutto bene, solo il mercato Usa è impazzito» . Aveva previsto le difficoltà Sabino Basso, uno dei leader dell’industria. Un colosso l’olio con marchio Basso, 70 milioni di bottiglie l’anno. Ha virato nel vino. Villa Raiano è andata oltre il pregiato rosso Cretanera puntando sui “cru” bianchi Alimata, 22 e Ponte de Santi. La correzione registra un +16%. «Il rosso si beveva da ottobre a fine marzo. La cucina, poi. Meno brasati e ragù. Il vino ha meno spazio. Più leggera la tavola. Gli alcolici resistono come aperitivi, spritz e spumanti».