La vendemmia parte, ma il mercato del vino resta sotto pressione. E dal Veneto alla Puglia passando per Piemonte, Abruzzo e le altre regioni, scatta l’allarme speculazione sul prezzo dell’uva. In Valpolicella la raccolta è iniziata con circa due settimane di anticipo rispetto alla media storica, spinta dal caldo e dalla siccità estivi, e i primi riscontri sulla qualità sono positivi. Ma sul fronte economico le preoccupazioni aumentano: a pesare sono il rallentamento della domanda internazionale, le giacenze e soprattutto la discesa delle quotazioni delle uve.
L’allarme per l’Amarone: offerte al ribasso Lo spiega Christian Marchesini, presidente del Consorzio della Valpolicella: «È in atto una speculazione. Il Consorzio ogni anno organizza un incontro di filiera con la maggior parte degli acquirenti di uva e, visto che il regolamento comunitario consente al Consorzio di dare indicazioni sui prezzi, abbiamo segnalato che, considerato l'andamento della vendemmia 2026 e il fatto che la denominazione perde solo il 2,5% dell'imbottigliato, il prezzo corretto dell’uva dovrebbe essere in una forbice tra 60 e 80 centesimi per le uve fresche e tra 1,50 e 1,80 euro per quelle destinate alla produzione di Amarone. La prima quotazione di lunedì scorso della Camera di commercio è stata invece ben al di sotto: 50 centesimi. E molti ci raccontano che c'è chi compra anche a 40 centesimi, soprattutto le partite lasciate da alcuni acquirenti che stanno abbandonando i loro conferenti e che quindi si ritrovano sul mercato, con produttori disposti a pagare pur di riuscire a vendere. Il massimo, per ora, è tra 65 e 70 centesimi. Per l'Amarone siamo a 1,40 euro, con punte massime di 1,65, ma arrivano anche offerte al ribasso di 1,20-1,30 euro. Questo significa che si sta perdendo anche il differenziale storico tra Valpolicella e Amarone, che dovrebbe essere di circa un euro.









