Da un lato il fronte dei Paesi pronti a rispedire in Italia i "dublinanti" che si allarga, dall'altro la mano tesa alla Spagna dopo una crisi diplomatica che ha terremotato i rapporti Roma-Madrid, con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che in un'intervista all'Ansa parla di nazione «sorella», auspicando di superare presto la sospensione di Schengen con la Spagna. Ma procediamo per gradi in una vicenda che continua a dividere l'Europa. Nel mezzo i migranti, un tema che spacca la politica in casa e nel resto del pianeta.
Sui "dublinanti" siamo a sei. Dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia, anche l'Olanda si aggiunge ai Paesi pronti a rimandare in Italia i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono approdati, si sono spostati altrove in cerca di un futuro migliore. «Stiamo avviando questo processo anche con l'Italia», dice a LaPresse Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, spiegando come siano già «in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti». Che, stando alle regole del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, Roma valuterà caso per caso, con un occhio attento ai meccanismi di compensazione a cui può legittimamente ambire. Battendo cassa. Ma anche su questo ci sarà filo da torcere. Perché mentre Amsterdam fa sapere che si accoderà ai Paesi che di tenersi i "dublinanti" non vogliono sentir parlare, l'Ungheria si mette di traverso su tutta la linea, al grido di "tolleranza zero". E chi pensava che con l'uscita di scena di Viktor Orbàn la musica in Europa fosse destinata a cambiare, probabilmente dovrà ricredersi.«Abbiamo detto no all'immigrazione clandestina - dice a chiare lettere il ministero dell'Interno di Budapest - Durante i negoziati sul Patto Ue, abbiamo chiarito che non sosteniamo né il reinsediamento basato su quote né l'idea che l'Ungheria debba versare un contributo finanziario in sostituzione dell'accoglienza». Il riferimento è all'obbligo di solidarietà previsto per tutti gli Stati membri dalle nuove regole entrate in vigore il 12 giugno scorso. «Non permetteremo che immigrati clandestini si stabiliscano in Ungheria a seguito di decisioni prese da altri Paesi», mette le mani avanti Budapest, aprendo tuttavia alla possibilità di fornire, «se necessario, assistenza tecnica ai Paesi particolarmente esposti».Il duello Meloni-Schlein E mentre il dossier "dublinanti" divide l'Europa, Giorgia Meloni risponde per le rime ad Elly Schlein, che 24 ore prima le aveva rivolto accuse al vetriolo. La leader Pd «parla di "boomerang" e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti - scrive la premier sui social - Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c'entrano nulla tra loro. Ed è proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l'Italia nella gestione dei migranti cosiddetti "dublinanti"».Per la premier «le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall'Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati». Questa la premessa, a cui segue l'immancabile stilettata al centrosinistra che, fosse stata al governo, sostiene Meloni, non avrebbe certo «respinto circa 80 mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri» ma «avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori». Lei, al contrario, assicura di non aver alcuna intenzione di arretrare. «La priorità per l'Italia resta il contrasto all'immigrazione illegale di massa ed è questa è la strada che il governo continuerà a seguire». La riprova - semmai ce ne fosse bisogno visti i venti vannacciani che spirano - arriva dal responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli, che, intervistato alla Versiliana, annuncia la volontà di fare «i Cpr anche dove le regioni non vogliono, con buona pace anche della Regione Toscana. Li faremo anche in Toscana».Dublinanti? Solo tre Intanto a Piantedosi spetta il compito di rimettere insieme i cocci del vaso rotto con Madrid. «A Ceuta - dice - si è verificato un evento critico che ha esposto la Spagna, e di conseguenza tutta la Ue, a una grave minaccia sul piano dell'immigrazione e della sicurezza. La temporanea reintroduzione dei controlli alla frontiera si è resa necessaria a causa di oggettive condizioni di pericolo che, purtroppo, sono ancora sotto gli occhi di tutti. È auspicio di tutti, soprattutto nostro, che al più presto vengono meno i motivi alla base del provvedimento».Per ora dal Viminale assicurano che nulla è cambiato: al momento la data resta quella del primo settembre, «anche se si confida di chiudere la vicenda quanto prima». E anche il responsabile dell'Interno, come nel report che è stato diffuso ieri ai parlamentari di Fdi dal centro studi del partito, «la reintroduzione dei controlli alla frontiera con la Spagna non ha alcuna attinenza con i possibili preannunciati rientri dei "dublinanti" in Italia». Dati alla mano, Piantedosi liquida come «sterili» le polemiche dell'opposizione sul caso. «Su circa 50 richieste che finora ci sono pervenute, solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre persone in due mesi: vale a dire, se continua così, una media di venti persone all'anno».













