Dopo quello con la Spagna, l'altro fronte di scontro sui migranti - quello con la Germania - si allarga alle ong. Berlino chiede all'Italia di riprendersi i cosiddetti "dublinanti", i richiedenti asilo sbarcati sulle coste italiane e poi spostatisi verso il Nord Europa, che le regole Ue assegnano alla competenza del Paese di primo approdo. Roma oppone che quelle pendenze sono già state azzerate da una precedente intesa bilaterale e che sui casi nuovi è presto per fare conti; e su quei conti, quando si faranno, chiede di mettere anche le navi delle organizzazioni umanitarie che battono bandiera tedesca. Che sono però soggetti privati, non emanazioni del governo di Berlino.La posizione italiana è affidata a una nota di fonti del ministero dell'Interno, diffusa la sera del 9 agosto, e si divide in due. Primo: con alcuni dei principali partner europei, Germania inclusa, le pendenze relative a chi è arrivato prima del 12 giugno 2026 - data di entrata in vigore del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo - sono da considerare chiuse, in virtù di un'intesa sottoscritta con quegli Stati. Secondo: per chi è sbarcato dopo, è ancora presto per accertare quanti abbiano già raggiunto altri Paesi.Poi viene giocata la carta ong. Per gli arrivi successivi al 12 giugno, avvertono le stesse fonti, l'Italia eccepirà comunque la necessità di una "compensazione" che tenga conto dei migranti sbarcati sul territorio nazionale da imbarcazioni di ong battenti bandiera europea: e la maggior parte, sottolineano, sono tedesche. Il riferimento implicito è alle navi più attive nel search and rescue e più in conflitto con il Viminale, a partire da Sea Watch. Circola anche l'ipotesi di un compenso immediato, magari sotto forma di finanziamento, per ogni migrante ripreso.L'obiezione è immediata: le ong non prendono ordini dal governo tedesco e il regolamento europeo non stabilisce che lo Stato di bandiera della nave soccorritrice diventi automaticamente responsabile della domanda d'asilo.La richiesta tedesca era arrivata poche ore prima. Un portavoce del ministero dell'Interno ha spiegato a Repubblica che il funzionamento di Dublino è condizione imprescindibile per il nuovo sistema comune di asilo, e che dal 12 giugno Berlino si aspetta la ripresa dei trasferimenti verso Italia e Grecia. Un primo caso ha già una data: il 19 agosto dovrebbe essere trasferita una ventiduenne somala residente in Baviera. Roma e Berlino divergono anche sulle date: per la Germania la sanatoria sul pregresso - l'intesa dell'8 dicembre, che aveva chiuso un contenzioso su circa 60 mila posizioni - è venuta meno con l'entrata in vigore del Patto; per l'Italia la linea di demarcazione resta il 12 giugno.Sullo sfondo c'è il giudizio della Commissione, che il 15 luglio ha invitato Roma a rimuovere con urgenza gli ostacoli residui ai trasferimenti: tra il 12 giugno e il 7 luglio otto Stati membri ne avevano chiesti dodici, tutti respinti. E lo Stato ricevente, ha ricordato Bruxelles, non può rifiutare: semmai proporre una data alternativa.In questo quadro si inserisce il messaggio congiunto diffuso stamattina sui social da Giorgia Meloni e dalla danese Mette Frederiksen: le due dicono di non accettare "un'immigrazione incontrollata" verso l'Europa, indicano tra gli effetti di quella illegale l'aumento della criminalità e l'erosione della fiducia dei cittadini, e chiedono hub per i rimpatri in Paesi terzi. È il seguito della lettera promossa dalle due il 1° agosto e firmata da 22 capi di Stato e di governo, che dopo Ceuta chiedeva ai vertici Ue una riunione urgente dei ministri dell'Interno.