«Il nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo va attuato, i rientri dei 'dublinanti' devono essere operativi». Dopo l'Italia e la Spagna, ecco la Germania. La crisi di Ceuta sembra aver riaperto il vaso di Pandora su un dossier, l'immigrazione, che per qualche mese in Europa era apparso restare «in sonno». Gli effetti, ora, sono imprevedibili.

E per l'Italia la partita si complica nettamente, con il rischio di un'increspatura perfino nell'asse tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz, tra i più saldi in Europa. Già, perché nel nuovo Patto sulla migrazione entrato in vigore lo scorso 12 giugno non si parla solo di frontiere esterne e hub nei Paesi terzi. Viene disciplinata, in maniera più rigorosa, la questione dei movimenti secondari, tradizionale punto d'attrito tra l'Italia e i Paesi di secondo approdo, come Germania, Austria e Francia.

«Non c'è nessun dublinante da riprendere da Berlino», hanno chiuso ieri in serata fonti del Viminale. «Il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile per il successo del Sistema europeo comune di asilo», e Berlino «si aspetta che, a partire da tale data, vengano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l'Italia e la Grecia», ha spiegato un portavoce del ministero dell'Interno tedesco, confermando l'anticipazione di Repubblica.