BRUXELLES. Dopo l’“alleata” Germania e le vicine Svizzera e Austria, anche Finlandia e Svezia hanno fatto sapere che intendono rimandare in Italia i cosiddetti “dublinanti”, vale a dire i richiedenti asilo che hanno fatto il loro ingresso nel territorio Ue attraverso il nostro Paese. Una serie di annunci che di certo non aiutano il governo Meloni e che offrono un assist alle opposizioni per attaccare la linea dell’esecutivo sul dossier immigrazione. Con il leader M5S, Giuseppe Conte, che parla di un «cortocircuito» e la leader del Pd, Elly Schlein, che definisce la situazione un «clamoroso boomerang», frutto «della trovata propagandistica di Giorgia Meloni di sospendere Schengen contro la Spagna». In realtà, anche se l’accostamento è suggestivo sul piano politico, si tratta di due partite nettamente separate che non hanno alcun legame diretto di causa-conseguenza. Come confermano fonti Ue, «le richieste di trasferimento dei dublinanti non sono altro che una corretta applicazione delle regole in vigore». La questione del ripristino dei controlli alle frontiere interne viaggia invece su un binario parallelo, con la Commissione europea che è «in contatto diretto» e «lavora quotidianamente» con gli Stati membri interessati per ripristinare il prima possibile la normalità, ma senza alcuna intenzione di contestare in modo plateale la decisione italiana, che di fatto è stata avallata da Bruxelles.