È come nel gioco del domino, giù una tessera dietro l'altra. Dopo Germania, Svizzera e Austria, ieri è toccato a Finlandia e Svezia mandare a dire all'Italia di riprendersi in gran fretta i "dublinanti", alla luce del nuovo regolamento Ue entrato in vigore il 12 giugno scorso e che ribadisce, nero su bianco, come al paese di primo approdo spetti l'onere dell'accoglienza. Ma in questa storia, si diceva, un tassello è destinato a tirare giù l'altro.

Il governo sa già che altri Paesi europei si metteranno in scia di Berlino, Vienna e compagnia, sfruttando l'assist servito dalle nuove regole sui migranti in uno snodo della storia in cui, elettoralmente, la carta dell'accoglienza non paga, piuttosto è incline a far saltare il banco. A sorpresa, però, Francia e Spagna si tirano fuori, con Madrid che evita un nuovo fallo di reazione dopo che, sul caso Ceuta, con il governo Meloni son volati stracci.Intanto ieri a piantare i paletti sono arrivate, a distanza di appena una manciata di ore, Helsinki e Stoccolma. Prima il ministero dell'Interno finlandese ha reso noto che «i trasferimenti sulla base del nuovo Patto Ue per l'asilo sono attualmente in fase di preparazione». Destinazione, manco a dirlo, Italia. Appena qualche ora dopo è arrivato puntuale l'annuncio di Stoccolma: «La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l'Italia e intendiamo continuare a farlo, in conformità con le disposizioni del Patto sull'immigrazione e l'asilo», ha messo in chiaro Victoria Holmqvist, portavoce del ministro svedese per la migrazione Johan Forssell. «È importante che la nostra collaborazione funzioni bene affinché la migrazione verso l'Europa sia ben gestita e controllata. Dal punto di vista svedese - ha poi precisato - non si tratta di una novità, ma da quando è entrato in vigore il patto europeo i trasferimenti ai sensi del regolamento di Dublino funzionano meglio». Sarà, perché in realtà, a queste latitudini, la nebbia è ancora fitta. Complice il dibattito in Europa sull'interpretazione del famigerato Trattato datato 1997 e sul nuovo patto Ue sulle migrazioni fresco di entrata in vigore: le nuove regole si applicano solo a chi è arrivato nella Ue dopo il 12 giugno o vige "l'indietro tutti" senza distinzione che tenga?, la domanda che rimbalza tra le cancellerie europee.E non è questione di poco conto perché, se tra le due letture prevalesse la seconda, l'Italia potrebbe ritrovarsi a fronteggiare un'onda anomala di 80mila richieste d'asilo, quelle inevase dal dicembre 2022 ad oggi. Ovvero da quando Roma, con il governo Meloni fresco di nomina, ha fatto la voce grossa, sostenendo di essere già sottoposta a una forte pressione migratoria e di non esser disposta ad accollarsi anche il peso dei "dublinanti". Tirandosi dietro tutti gli altri paesi di primo approdo.I distinguo Con il nuovo Patto entrato in vigore da poco più di due mesi resta valida la norma base prevista dal Regolamento di Dublino, vale a dire che tocca al Paese di primo approdo esaminare le richieste di asilo. Con un correttivo che prevede per tutti gli altri Stati membri della Ue l'obbligo di solidarietà. Ma per il governo italiano le regole sono chiare: le espulsioni verso il primo paese di approdo si applicano solo ai migranti che possano dimostrare di essere arrivati in Italia appena un anno prima dall'entrata in vigore delle nuove regole o dopo il 12 giugno, dunque numeri di poco conto. Altro tassello che completa il puzzle, gli accordi siglati con Germania e Francia che prevedono l'azzeramento dei "dublinanti" fino all'entrata in vigore del Patto stesso.Ma torniamo a chi, per ora, ha deciso di sfilarsi, scegliendo di non espellere. Parigi, forse complice l'intesa di cui sopra, ha fatto sapere che non si unirà ai Paesi che hanno optato per la linea dura «fin quando permarrà una fase di collaborazione e di ravvicinamento con l'Italia». Mentre Madrid si è detta «favorevole a gestire la questione attraverso i meccanismi europei di solidarietà previsti nel Patto europeo».