C’è una ragione profonda per cui l’Italia politica ferragostana si appassiona alle esplosioni di Pomezia e non a quelle di Colleferro e gli attentati a fin di bene di Lavitola a Ranucci suscitano un irresistibile rigurgito di passione civile nella destra ex-lavitolitana e nella sinistra ranucciana, mentre il non ancora qualificato incidente nello stabilimento KNDS Ammo Italy (ex Simmel Difesa) di Colleferro – un’esplosione terrificante, con palla di fuoco alta cento metri, dicono le cronache – non suscita che una sorvegliatissima indifferenza bipartisan, come se si fosse incendiato il deposito di un ferrivecchi.

La bomba di Pomezia consente alla destra e alla sinistra di muoversi – cioè di accusare e difendersi – all’interno di uno schema consolidato e familiare, che non obbliga a rinnegare niente, ma a sacrificare qualcosa o qualcuno di rinunciabile o di indifendibile, senza cambiare nulla né del copione, né della morale di quella eterna opera dei pupi, che è la mitografia fondativa dell’Italia bipolare.

Così la destra scopre oggi in Lavitola l’imbroglione che è sempre stato – anche quando trafficava con senatori e scoop-patacca, a maggior gloria della Real Casa di Arcore – per inchiodare Ranucci alle millanterie dinamitarde del suo amico, confidente, informatore e Rasputin politico.