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Ultimo aggiornamento: 10:42

di Paolo Gallo

Questa notte l’Italia ha tremato di nuovo, non per un terremoto, non per un evento naturale: ha tremato perché è tornato il boato di una bomba, fatto che avremmo voluto confinare nei capitoli più oscuri della nostra memoria. Davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, due esplosioni distruggono le auto di lui e della figlia. Per fortuna nessuno è rimasto ferito.

È un attacco fisico, un messaggio in metallo e fuoco, non spiegabile con il solo atto vandalico. E la sua gravità non sta solo nella devastazione delle automobili, ma nella violazione intima di un sentimento collettivo che credevamo quasi inattaccabile: la sicurezza della libertà di informazione, della libertà personale, della civiltà civile.