L'indagato, che resta in carcere dopo il no alla richiesta dei domiciliari, dice di aver organizzato l'attentato del 16 ottobre 2025 per "fare aumentare la sicurezza" al conduttore di Report, visto che sarebbe stato nel mirino dell'intelligence israeliana. E aggiunge che aveva chiesto al suo factotum di sparare contro la villetta a Pomezia, non di usare una bomba. Ma la sua versione non convince il gip di Roma

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Restano molti dubbi sulle dichiarazioni fatte da Valter Lavitola nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Roma in cui ha ammesso di essere il mandante dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci del 16 ottobre 2025, suo amico da tempo. L’indagato - la cui richiesta di essere trasferito dal carcere ai domiciliari è stata bocciata - ha però reso affermazioni ritenute "fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta". L’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, intervistato dal Corriere della Sera e da Il Messaggero, esclude che il suo assistito abbia detto a Ranucci del piano, ma non nega "che il giornalista possa aver sospettato di lui". Intanto, il futuro di Ranucci in Rai è incerto: è stata consegnata all'amministratore delegato Giampaolo Rossi la relazione del Comitato Etico sulla vicenda e si avvicina dunque la decisione sulla conduzione di Report.