Continuano a uscire nuovi dettagli su ciò che Valter Lavitola ha detto al gip dopo l’arresto con l’accusa di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. L’imprenditore racconta di aver commissionato agli autori materiali una azione con “diverse modalità” per l’attentato a Ranucci. Non un ordigno - come invece è avvenuto - ma ”quattro o cinque colpi di pistola verso il muro" della villetta del conduttore di Report a Pomezia, centro vicino Roma. Dopo il blitz dinamitardo dell’ottobre scorso - in base a quanto si apprende - l’indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di “valore dimostrativo”.Pm darà parere negativo sulla richiesta dei domiciliariLa procura di Roma darà parere negativo sulla richiesta di arresti domiciliari presentata ieri dalla difesa di Lavitola dopo l’interrogatorio di garanzia, durante il quale l’indagato ha ammesso di essere il mandante dell’attentato ai danni di Ranucci. Lavitola, al quale viene contestata l’aggravante del metodo mafioso, si trova nel carcere di Rebibbia da lunedì scorso. Sull’istanza di attenuazione della misura, si attende dunque la decisione del gip.
Lavitola al gip: “Chiesi di sparare contro la villetta di Ranucci”
L’imprenditore rivela che aveva immaginato una modalità diversa per l’attentato contro il giornalista










