Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato di ottobre 2025 a Sigfrido Ranucci. L’ammissione è arrivata nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore. L’avvocato dell’imprenditore, Sergio Cola, ha spiegato che Lavitola dice di aver pianificato il tutto “per tutelare l’incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta”.

La confessione di Valter Lavitola

L'avvocato di Valter Lavitola

L'arresto di Valter Lavitola

La confessione di Valter LavitolaNel corso dell’interrogatorio di garanzia, Valter Lavitola ha ammesso “di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci” così come ipotizzato dalla procura di Roma.L’imprenditore, secondo quanto affermato dal suo legale, ha confermato “l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato” e avrebbe detto “di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo”.ANSALo scopo dell’ex faccendiere sarebbe stato quello di far innalzare la scorta del giornalista.L’avvocato di Valter LavitolaDopo la confessione, l’avvocato Cola ha aggiunto che, nel corso dell’interrogatorio nel carcere di Rebibbia, Lavitola “ha riferito anche le ragioni per cui si è si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso: lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati”.Valter Lavitola ha compiuto l’attentato a Ranucci “non per un movente politico anche se di fatto l’attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità”, ha detto il difensore dell’imprenditore.