Di: ATS/Spi Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, svoltosi nel carcere romano di Rebibbia e durato oltre 5 ore, Valter Lavitola, 60 anni, ha ammesso “di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci” così come ipotizzato dalla procura di Roma.L’imprenditore ed ex editore ha dunque confermato l’ipotesi accusatoria, ma, come ha riferito il suo l’avvocato Sergio Cola, “dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità del giornalista che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta”.Lavitola, ha detto ancora il difensore, “si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso: lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati”.Negli ultimi giorni i giornali italiani puntavano su un’altra ipotesi: che la bomba fatta esplodere davanti all’abitazione del giornalista avesse lo scopo di renderlo ancora più popolare in vista di una discesa in campo politico. Cola ha detto che l’attentato è stato compiuto “non per un movente politico, anche se di fatto ha aumentato la popolarità” del giornalista. Il penalista ha aggiunto che “Ranucci aveva all’epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori - secondo il modo di vedere di Lavitola erano pericolosissimi - lui l’ha fatto perché poi in effetti dopo la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo”.Sigfrido Ranucci era a conoscenza del proposito di Lavitola? “Su questo non dico assolutamente altro. Vi sto dicendo quello che io potevo dirvi”, ha tagliato corto il difensore. Il caso RanucciTelegiornale 11.08.2026, 20:00
Lavitola: “Mandante dell’attentato per il bene di Ranucci” - RSI
Lavitola ammette di essere il mandante dell'attentato a Ranucci, ma sostiene di averlo fatto per proteggerlo e fargli aumentare la scorta. Tutti i dettagli.










