Valter Lavitola ha cambiato versione sui dettagli dell'attentato a Sigfrido Ranucci. Interrogato ieri, 12 agosto, dal gip di Roma Iole Moricca e dal pm Edoardo De Santis, l'ex editore dell'Avanti! ha ammesso di aver commissionato agli autori materiali un'azione con "diverse modalità": non un ordigno, ma quattro o cinque colpi di pistola contro il muro della villetta del conduttore di Report a Pomezia. Dopo il blitz dinamitardo dell'ottobre scorso, però, non avrebbe avuto nulla da ridire, ritenendo lo scoppio comunque di "valore dimostrativo". L'interrogatorio di garanzia, durato oltre cinque ore nel carcere romano di Rebibbia, ha portato alla confessione: Lavitola si è riconosciuto mandante dell'attentato, sostenendo di averlo organizzato per spingere ad alzare i livelli di scorta del giornalista. Alla domanda se Ranucci potesse aver intuito le sue intenzioni, l'indagato ha risposto: "Non lo escludo". Il suo difensore, l'avvocato Sergio Cola, ha presentato istanza per una misura cautelare meno afflittiva, chiedendo i domiciliari sulla base della collaborazione mostrata con gli inquirenti. La Procura di Roma, secondo quanto si apprende dall'Ansa, darà parere negativo sulla richiesta. La decisione finale spetta ora al gip.
Attentato Ranucci, Lavitola: "Chiesi di sparare contro la villetta"
Nell'interrogatorio di garanzia durato cinque ore, l'ex editore dell' "Avanti!" ha confessato di essere il mandante dei fatti dell'ottobre scorso, ma ha corrett










