Gli sviluppi della vicenda L'atto istruttorio si renderebbe necessario alla luce degli sviluppi investigativi, a cominciare dalla confessione fatta dall'imprenditore che davanti al gip, nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia, ha ammesso di essere stato il mandante dell'attentato dell'ottobre scorso e di averlo compiuto con l'obiettivo "di fare alzare i livelli di scorta di Ranucci oggetto di numerose minacce". Ai gip, il direttore del quotidiano L'Avanti ha confessato che l'attentato contro il giornalista doveva avvenire con "modalità diverse". Lavitola, è emerso, aveva ordinato agli autori materiali di esplodere "quattro o cinque colpi di pistola verso il muro" della villetta del conduttore di Report a Pomezia, centro vicino Roma. Inizialmente, quindi non doveva essere una bomba. Dopo il blitz dinamitardo dell'ottobre scorso - in base a quanto si apprende - l'indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di "valore dimostrativo".