Resta in carcere Valter Lavitola, l’imprenditore ed ex giornalista-editore finito al centro dell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Il gip di Roma ha respinto l’istanza presentata dall’avvocato Sergio Cola, che aveva chiesto per il suo assistito la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Una richiesta sulla quale la Procura di Roma aveva espresso parere negativo.

La decisione arriva dopo l’interrogatorio di garanzia durante il quale Lavitola ha ammesso davanti al giudice di essere il mandante dell’azione contestata dagli inquirenti. Una dichiarazione che rappresenta un passaggio importante nell’inchiesta, ma che non chiude naturalmente la vicenda giudiziaria: le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.

L’attentato contro Ranucci

La vicenda nasce dall’attentato avvenuto nell’ottobre 2025 davanti alla villetta di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. Un ordigno era stato fatto esplodere nei pressi dell’abitazione del giornalista a Pomezia. Le indagini della Procura di Roma hanno portato inizialmente all’arresto di quattro persone, ritenute dagli investigatori gli esecutori materiali dell’azione. Successivamente l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su Lavitola, indicato come il presunto mandante. Nel luglio scorso, durante le attività investigative, erano stati sequestrati all’imprenditore telefoni, computer e altri materiali poi sottoposti ad analisi.