L'imprenditore rischia di rimanere in carcere dopo la confessione legata all'esplosione davanti a casa del giornalista
Recluso nel penitenziario romano di Rebibbia da lunedì scorso, Valter Lavitola rischia di rimanere in carcere. La Procura di Roma esprimerà parere negativo sulla richiesta di trasferire l’imprenditore agli arresti domiciliari avanzata ieri dall’avvocato Sergio Cola.
Alla base della domanda ci sono la collaborazione con gli inquirenti, ai quali Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, e le presunte assenze del rischio di inquinamento probatorio e del pericolo di fuga.
Il movente e la dinamica
La decisione spetterà comunque al gip, al quale l’imprenditore ha anche rivelato il movente del reato: “Tutelare l’incolumità” del conduttore del programma d’inchieste Report, che “era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e di fargli innalzare il livello di protezione”, come riferito ancora dal legale.










