"Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura, ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato". Lo ha detto l’avvocato di Valter Lavitola, Sergio Cola, al termine dell’interrogatorio di garanzia del suo assistito nel carcere di Rebibbia. "Dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare il livello di protezione", ha aggiunto il legale. "Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura, ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato". Lo ha detto l’avvocato di Valter Lavitola, Sergio Cola, al termine dell’interrogatorio di garanzia del suo assistito nel carcere di Rebibbia. "Dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare il livello di protezione", ha aggiunto il legale.

Valter Lavitola ha compiuto l’attentato a Sigfrido Ranucci "non per un movente politico anche se di fatto l'attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità". Così l’avvocato Sergio Cola al termine dell’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola nel carcere di Rebibbia. "Ranucci aveva all’epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori secondo il modo di vedere di Lavitola erano pericolosissimi lui l’ha fatto perché poi in effetti dopo l’attentato la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo", spiega il penalista.