Lavitola confessa sull'attentato a ranucciLa versione che l'ex direttore dell'Avanti ha fornito ai magistrati rovescia però la logica dell'accusa: nelle sue parole riportate dal legale, sarebbe stato un modo per "tutelare l'incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare la scorta”.La stessa lettura aveva già anticipato l'impianto accusatorio dei magistrati: la bomba non doveva colpire Ranucci, ma trasformarlo in un bersaglio riconoscibile, capace di attirare protezione e visibilità nel momento in cui, secondo la ricostruzione investigativa, attorno a Report si muovevano già iniziative per estrometterlo dalla conduzione. Per gli inquirenti, poi - riporta Repubblica -, ci sarebbe anche un progetto più ambizioso: quello di una futura discesa in politica di Ranucci, sulla quale Lavitola avrebbe lavorato almeno dal 2024, immaginando per sé un ruolo di primo piano. Per organizzare l'attentato, secondo la ricostruzione dei carabinieri, Lavitola si sarebbe affidato a Clesio Tavares Gomes, un contatto risalente agli anni della comune detenzione, oggi ricercato.
Lavitola confessa: "Sono io il mandante dell'attentato a Ranucci". Ma il suo legale rovescia l'accusa: "L'ha fatto per proteggerlo"
Nell'interrogatorio di garanzia durato oltre cinque ore nel carcere di Rebibbia, il faccendiere ha ammesso di aver organizzato la bomba piazzata sotto casa del










