Sigfrido Ranucci, Report, le giornaliste e i giornalisti della redazione sono un bersaglio da colpire, da delegittimare, da annientare. Mandanti e cecchini sono tanti, ai proiettili istituzionali si è aggiunto l’ordigno, non un petardo, che fa ipotizzare alla magistratura inquirente il delitto di strage.

La bomba non era finta, poteva uccidere. Partiamo da qui, dai fatti concreti, e diradiamo per un attimo ombre e sospetti: la parte lesa, la vittima del procedimento penale è Sigfrido Ranucci e chi mette in dubbio questo in modo maldestro e cinico espone ancora di più il giornalista e i suoi collaboratori ai proiettili istituzionali che hanno certamente più mandanti e più cecchini. E la scelta dei vertici della RAI, che non vedevano l’ora evidentemente di eseguire i desiderata del sistema politico, di sospendere le repliche di Report programmate per l’estate espone ancora di più la vittima del delitto di strage e i suoi “sodali”, come vengono additati dal sistema che non tollera il controllo della pubblica informazione.

Negli ultimi due anni soprattutto, Report ha accumulato molti nemici pericolosi perché ha giornalisticamente investigato su molte trame oscure del potere. Politica, mafie, criminalità istituzionale, servizi segreti, massoneria, poteri occulti, centri eversivi, predazioni di stato, disastri ambientali. Sono entrati, penso ovviamente in modo consapevole, in un gioco grande, con fili ad altissima tensione, in un groviglio di menti raffinatissime che operano mimetizzate nel cuore dello Stato.