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Si fa finta di non capire. Allora, diciamolo con la massima chiarezza: la notizia del caso bomba dell’estate Lavitola-Ranucci non riguarda né Lavitola né Ranucci ma il Pd e tutto ciò che vi gravita intorno. Un minuto dopo lo scoppio dell’ordigno a Pomezia, sotto casa di Sigfrido Ranucci, a sinistra già si puntava il dito contro Giorgia Meloni e il governo «delle destre» (naturalmente estreme). Elly Schlein andava dove andava, ad Amsterdam, e parlando al congresso del Pse non trovava di meglio da fare e da dire che attaccare il governo italiano qualificandolo né più né meno come una pericolosa minaccia per la democrazia e la libertà d’espressione. A sua volta Roberto Saviano, il principe degli intellettuali di sinistra sempre in guerra con il governo «delle destre» registrava un video per dire che la bomba era il frutto delle critiche e degli attacchi che il conduttore di Report aveva ricevuto da parte della maggioranza e del governo. Oggi i fatti, non le opinioni, i fatti smentiscono e sbugiardano sia la segretaria sia lo scrittore perché l’attentato a Ranucci è stato voluto dall’amico, confidente e fonte dello stesso Sigfrido e il movente, secondo l’ipotesi d’accusa degli stessi inquirenti, è da ricercarsi in un programma politico: lanciare il conduttore di Report, trasmissione Rai, in politica per candidarlo alla presidenza del Consiglio e sconfiggere, finalmente, la odiata Giorgia Meloni.