Valter Lavitola.

Continuano le indagini, da chiarire se anche Ranucci fosse a conoscenza del piano di Lavitola che ieri ha ammesso di essere il mandante. Nel frattempo il giornalista di Report: “Non credo al movente”.

Continuano le indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci dello scorso ottobre, quando un ordigno è stato fatto esplodere davanti alla villetta a Pomezia in cui il giornalista e conduttore di Report vive con la sua famiglia. Dopo che ieri, nel corso di un lungo interrogatorio durato circa cinque ore, Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell'attentato, non si sono esauriti i dubbi degli inquirenti: sulla vicenda restano ancora molti punti oscuri su cui stanno continuando a lavorare gli investigatori.

I punti oscuri sull'attentato a Ranucci dopo la confessione di Lavitola Sono principalmente tre i principali interrogativi rimasti aperti dopo l'interrogatorio di garanzia di ieri in cui Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell'attentato. Il primo riguarda la posizione di Ranucci il quale, come ribadito in più punti all'interno dell'ordinanza di custodia cautelare a carico di Lavitola e del suo factotum Clesio Gomes Tavares, è persona offesa. Gli inquirenti, però, si chiedono se il giornalista possa aver intuito o sospettato qualcosa. Il secondo è sulla reale possibilità che Lavitola abbia organizzato tutto da solo, servendosi poi dell'aiuto di Gomesche avrebbe fatto da intermediario fra l'imprenditore e i quattro esecutori materiali dell'attentato. Davvero nessun altro sapeva cosa avesse in mente? Gomes, Ranucci e Lavitola alla presentazione del libro di Ranucci.