Il Parlamento ha approvato la risoluzione che autorizza la richiesta di attivazione della Clausola di salvaguardia nazionale, aprendo per l’Italia un nuovo spazio di bilancio (a debito) dedicato alla sicurezza energetica. Il margine può raggiungere un massimo di circa 7 miliardi di euro in un singolo anno, ma la dotazione complessiva destinata all’energia è stimata tra 13,5 e 14 miliardi nel triennio 2026-2028. Il limite annuale è infatti pari allo 0,3% del Pil, mentre nell’intero periodo la flessibilità energetica potrà arrivare allo 0,6%.

L’Italia intende affiancare queste risorse a quelle (ben più ingenti) per la difesa. Come illustrato alla Camera dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la richiesta complessiva dovrebbe raggiungere 35-36 miliardi di euro: circa 14 miliardi per l’energia e altri 21-22 miliardi per le spese militari. In quest’ultimo caso il Governo punta allo 0,9% del Pil cumulato fino al 2028, a fronte dell’1,5% annuo consentito dall’Unione europea.

La Commissione europea ha esteso alla sicurezza energetica uno strumento inizialmente previsto per permettere agli Stati membri di aumentare le spese per la difesa, in risposta alla crisi innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Resta però da definire come il Governo italiano impiegherà concretamente il nuovo margine.