Via libera a una clausola ad hoc come per la Difesa: vale lo 0,3% del Pil annuale nel 2026-2028. Vittoria del governo e della politica rigorosa del ministro Giorgetti

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

Alla fine il risultato è arrivato. Non nella forma più ampia auspicata dal governo italiano, ma comunque in misura sufficiente per certificare un dato politico: Bruxelles ha accolto la richiesta avanzata da Giorgia Meloni e sostenuta dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (in foto) di estendere all'energia la flessibilità già prevista per la difesa.La Commissione europea presenterà oggi nell'ambito del Pacchetto di raccomandazioni del semestre una nuova clausola che consentirà agli Stati membri di utilizzare una quota di quelle previste per le spese in difesa (National Escape Clause) anche per investimenti energetici. Si tratta di uno spazio aggiuntivo pari allo 0,3% del Pil all'anno tra il 2026 e il 2028, con un tetto massimo cumulato dello 0,6%. Per l'Italia significa poter contare su circa 6,5-7 miliardi l'anno e fino a 13-14 miliardi complessivi.Non è la liberalizzazione totale delle spese energetiche richiesta da alcuni Paesi né un via libera agli interventi contro il caro energia. Ma è un compromesso accettabile perché rappresenta il riconoscimento da parte della Commissione che la questione energetica è diventata un problema strategico europeo e che l'Italia aveva ragione nel chiedere strumenti straordinari per affrontarla.Il successo dell'operazione porta soprattutto la firma di Giorgetti. Da mesi il ministro dell'Economia lavora su una linea di dialogo con Bruxelles fondata su due pilastri: rigore nei conti pubblici e richiesta di maggiore flessibilità per gli investimenti considerati strategici. Una strategia che produce un risultato concreto. Del resto, il momento scelto non è casuale. L'Italia si avvicina infatti a un passaggio decisivo sul fronte dei conti pubblici. A settembre la revisione del Pil da parte dell'Istat potrebbe certificare definitivamente il rientro del deficit 2025 sotto la soglia del 3% rispetto al 3,1% di aprile. Se questo scenario sarà confermato, il nostro Paese potrà archiviare la procedura per deficit eccessivo aperta da Bruxelles.È un passaggio fondamentale perché la nuova flessibilità energetica produce i suoi effetti migliori proprio per un Paese che sta uscendo dalla procedura d'infrazione. Con il deficit programmatico del 2026 già indicato intorno al 2,9% del Pil, Roma avrebbe infatti margini per attivare la clausola energetica senza compromettere il percorso di rientro dei conti pubblici. In pratica, eventuali nuovi investimenti energetici potrebbero essere esclusi dal calcolo ordinario del deficit, evitando l'apertura di nuove contestazioni da parte della Commissione. Uno scudo contabile che offre maggiore libertà d'azione proprio nel momento in cui famiglie e imprese continuano a fare i conti con costi energetici elevati.