Bruxelles, 3 giu. (askanews) – Che cosa significa per l’Italia la proposta avanzata oggi dalla Commissione europea di concedere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva (fino allo 0,3% del Pil) riguardo alla spesa per la sicurezza energetica, all’interno della clausola nazionale di flessibilità (“national escape clausee”) già prevista per quanto riguarda la spesa a deficit (fino all’1,5% del Pil) per la difesa?

Premesso che la flessibilità della spesa per la sicurezza energetica può riguardare solo misure che riducano la dipendenza dalle fonti fossili, non ne aumentandone quindi la domanda, e che incrementino la resilienza del sistema energetico, riducendo le dipendenze dall’esterno, è chiaro che la Commissione non prenderà in cosiderazioone misure come quelle già prese dall’Italia riguardo alla riduzione delle accise sui carburanti, o eventuali sussidi agli autottrasportatori come compensazione dei rincari sugli stessi carburanti, e qualunque misura di sostegno che abbia l’effetto di ridurre i costi pagati per le fonti fossili.

Sarebbero ammissibili invece tutte le misure per ridurre la dipendenza da carburanti fossili e promuovere la decarbonizzazione, per accelerare l’elettrificazione (compresi gli investimenti per lo sviluppo delle reti elettriche, lo stoccaggio di elettricità e le batterie), per il risparmio di energia e per l’espansione delle fonti di energia pulite.