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Mercoledì il parlamento ha approvato la proposta della maggioranza che sostiene il governo di attivare la cosiddetta “clausola di salvaguardia nazionale”, lo strumento dell’Unione Europea che consente agli Stati membri di indebitarsi oltre i limiti previsti dalle regole europee per la disciplina dei bilanci, a patto di usare quelle risorse per programmi di difesa e per investimenti nel settore energetico. In pratica l’Italia chiederà più margine di spesa per l’energia e per la difesa, che poi dovrà restituire.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che il governo chiederà il massimo possibile previsto dalla misura per l’energia, che nel concreto equivale a circa 14,4 miliardi di euro, e destinerà il resto del margine disponibile per la difesa, meno di 22 miliardi, fino al 2028. Giorgetti ha detto che la richiesta sarà presentata entro la metà di agosto, la Commissione Europea la valuterà a settembre e l’ECOFIN, il gruppo del Consiglio dell’Unione Europea che comprende tutti i ministri delle Finanze, potrebbe approvarla a ottobre. La risoluzione della maggioranza è stata approvata con 181 voti favorevoli alla Camera e 98 al Senato.
La clausola di salvaguardia sulla difesa, la cosiddetta escape clause, consente di indebitarsi oltre i limiti previsti dal Patto di stabilità – il 3 per cento del PIL all’anno – fino all’1,5 per cento del PIL all’anno e per quattro anni, a patto di destinare quelle risorse a programmi di difesa. Era stata introdotta nel 2025 inizialmente con il piano di riarmo europeo, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. A giugno, data la crescente crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente, la Commissione Europea ha poi stabilito che di questo 1,5 per cento lo 0,3 potrà essere dirottato verso investimenti nel settore energetico, nel triennio tra il 2026 e il 2028, con un limite complessivo nei tre anni dello 0,6 per cento del PIL.











