La clausola di salvaguardia prevista per la Difesa potrà essere estesa anche per stimolare la transizione energetica: «Ma no a nuovi tagli delle accise»

Da Bruxelles – È una vittoria a metà quella ottenuta oggi dal governo italiano in Europa. Da settimane, l’esecutivo di Giorgia Meloni chiede a gran voce più flessibilità sulle norme comunitarie di bilancio così da investire più soldi nelle politiche energetiche, specialmente dopo il caro prezzi scatenato dalla guerra in Medio Oriente e che secondo l’Ocse ridurrà ulteriormente il tasso di crescita dell’economia italiana. Alla fine, quella flessibilità sarà concessa, ma con una serie di paletti che tagliano fuori molte misure su cui ha puntato o vorrebbe puntare il governo italiano, a partire dal taglio delle accise sui carburanti.

Quanto avrebbe a disposizione il governo?

La soluzione maturata a Bruxelles in questi giorni e ufficializzata oggi prevede che una quota delle risorse aggiuntive consentite dalla clausola per la difesa possa essere destinata anche all’energia. In particolare, all’interno dell’1,5% del Pil di maggiore spesa autorizzata nell’arco di quattro anni, sarà possibile destinare fino allo 0,3% del Pil agli investimenti per la transizione energetica. Tradotto in valori assoluti, si tratta di oltre 6,5 miliardi di euro all’anno per l’Italia. La proposta di Bruxelles è di utilizzare lo strumento fino alla fine del 2028 ma con un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco. Tradotto in cifre reali, il governo avrebbe a disposizione circa 13-14 miliardi di euro per «misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico».