Il governo punta ad attivare la clausola di salvaguardia prevista dalle nuove regole europee per finanziare investimenti in difesa e sicurezza energetica. Sullo sfondo il dibattito sul programma SAFE e sugli effetti della misura sui conti pubblici. L’Italia si prepara a chiedere all’Unione europea di attivare la clausola nazionale di salvaguardia prevista dal nuovo Patto di stabilità. L’obiettivo è ottenere maggiori margini di spesa per finanziare investimenti nella sicurezza energetica e nella difesa senza compromettere il percorso di aggiustamento dei conti pubblici concordato con Bruxelles. La richiesta, annunciata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e approvata dal Parlamento con una risoluzione di maggioranza, apre però anche un confronto politico sull’eventuale ricorso al programma SAFE, il fondo europeo destinato a sostenere gli investimenti comuni nel settore della difesa. COS’È LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA La clausola nazionale di salvaguardia è uno degli strumenti introdotti con la riforma della governance economica europea, entrata in vigore nel 2024. Prevista dall’articolo 26 del regolamento europeo, consente agli Stati membri, in circostanze eccezionali e per obiettivi considerati strategici dall’Unione, di deviare temporaneamente dal percorso di crescita della spesa concordato con Bruxelles. Non si tratta di una sospensione delle regole di bilancio, né di un “liberi tutti” sul deficit. La clausola permette infatti di giustificare uno scostamento della spesa pubblica rispetto alla traiettoria programmata, ma le maggiori uscite continuano a incidere sul deficit e sul debito. PERCHÉ L’ITALIA VUOLE ATTIVARLA Secondo quanto illustrato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il governo intende utilizzare integralmente il margine disponibile per gli investimenti energetici, pari allo 0,6% del Pil, mentre per la difesa punta a richiedere uno spazio pari allo 0,9% del Pil, inferiore al limite massimo consentito dall’Unione europea, fissato all’1,5%. Nel complesso la richiesta vale circa 35-36 miliardi di euro fino al 2028: circa 14 miliardi destinati alla sicurezza energetica e oltre 21 miliardi alla difesa. La domanda dovrà essere trasmessa alla Commissione europea entro la metà di agosto. Bruxelles la esaminerà a settembre e, in caso di valutazione positiva, la decisione definitiva arriverà con il Consiglio Ecofin di ottobre. DIFESA ED ENERGIA, COME POTRANNO ESSERE UTILIZZATE LE RISORSE Uno degli elementi rivendicati dall’Italia durante il negoziato europeo riguarda l’estensione della clausola anche alla sicurezza energetica. In origine, infatti, il meccanismo era stato pensato soprattutto per accompagnare l’aumento delle spese militari richiesto dal nuovo contesto geopolitico. Le risorse aggiuntive destinate all’energia dovranno finanziare interventi strutturali che rafforzino la resilienza del sistema energetico nazionale e riducano la dipendenza dalle fonti fossili importate. Restano invece escluse misure temporanee come il taglio delle accise, bonus generalizzati sulle bollette o altri sussidi destinati esclusivamente a contenere i prezzi dell’energia nel breve periodo. COS’È IL SAFE E PERCHÉ DIVIDE LA MAGGIORANZA Parallelamente alla richiesta della clausola di salvaguardia si è aperto il confronto sul ricorso al programma SAFE (Security Action for Europe), il nuovo strumento finanziario creato dall’Unione europea per sostenere gli investimenti comuni nel settore della difesa. SAFE mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro sotto forma di prestiti agli Stati membri per finanziare programmi comuni di approvvigionamento, sviluppo industriale e produzione di sistemi militari europei. L’obiettivo è rafforzare la base industriale della difesa dell’Unione, migliorare l’interoperabilità tra gli eserciti e incentivare gli acquisti congiunti, riducendo la dipendenza da fornitori esterni. Proprio il riferimento al SAFE ha provocato tensioni nella maggioranza durante l’esame della risoluzione parlamentare. Su richiesta della Lega, il testo è stato modificato precisando che l’eventuale ricorso al programma dovrà essere valutato solo se complessivamente conveniente e che le risorse dovranno essere destinate in via prevalente a sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale. I LIMITI DELLA CLAUSOLA E I PROSSIMI PASSAGGI L’attivazione della clausola non equivale a un allentamento generalizzato della disciplina fiscale europea. La Commissione continuerà infatti a verificare il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica e monitorerà che le risorse siano effettivamente destinate agli investimenti autorizzati. Per l’Italia la partita è particolarmente delicata perché il governo punta contemporaneamente ad aumentare gli investimenti strategici e a uscire dalla procedura per deficit eccessivo. È questo il motivo per cui il Ministero dell’Economia insiste sul carattere selettivo della richiesta: ottenere margini aggiuntivi per affrontare le nuove priorità europee senza compromettere la credibilità dei conti pubblici.
Cos'è la clausola di salvaguardia e perché l'Italia la richiede - Policy Maker
Il governo chiede la clausola di salvaguardia prevista dalle nuove regole Ue per finanziare difesa e sicurezza energetica. Sullo sfondo il nodo del SAFE.











