La maggioranza trova l’accordo sulla clausola di salvaguardia: fino allo 0,6% per l’energia e allo 0,9% per le spese militari. La Lega sottoscrive il possibile ricorso ai prestiti europei. Pd, M5s e Avs puntano invece sul no alle spese militari con la richiesta di riconsiderare gli impegni Nato, nonostante la rivolta dei riformisti dem
La coalizione che rischiava di dividersi trova una formula comune. Quella che stavolta voleva presentarsi unita arriva invece all’appuntamento con l’Aula sull’orlo di una nuova crisi interna al suo maggiore azionista. Le risoluzioni sulle comunicazioni alle camere, oggi 5 agosto, del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia regalano due istantanee: il centrodestra riesce a ricomporre lo scontro tra la Lega e gli altri alleati sul programma europeo Safe; Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra concordano un testo contro le spese militari, scatenando le proteste tra i dem.
La risoluzione della maggioranza, visionata da Open, mette nero su bianco anche i numeri. Il governo viene impegnato ad avviare la procedura europea per le spese «volte a rafforzare la resilienza del sistema energetico e la sicurezza del relativo approvvigionamento, nei limiti complessivi dello 0,6% del Pil nel periodo di riferimento». Per quelle «in materia di difesa, anche relative agli investimenti», il tetto viene invece fissato allo 0,9% del Pil. Ma il passaggio più delicato è quello successivo. «Per il finanziamento delle misure relative alla difesa», si legge nel documento, l’esecutivo dovrà «valutare il ricorso alle migliori condizioni di finanziamento quali quelle di cui al programma Safe».













