Caos nella maggioranza. Secondo quanto riportato da Repubblica, il centrodestra avrebbe fatto dietrofront nel giro di poche ore dopo la presentazione in Senato di una mozione sui riflessi economici della sicurezza energetica. Nel testo iniziale, la mozione impegnava il governo a "mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato", confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la difesa ma chiedendo allo stesso tempo "una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali". Nel testo si specificava inoltre che nel computo potessero rientrare anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche.Il documento era stato presentato dai capigruppo di maggioranza al Senato, Stefania Craxi, Lucio Malan, Massimiliano Romeo e Michaela Biancofiore, durante il dibattito sulla sicurezza energetica e sulle richieste italiane all’Unione europea di maggiore flessibilità sul Patto di stabilità. Nelle premesse della mozione si ricordava anche la linea sostenuta dal governo in Europa sulle deroghe per le spese legate all’energia. Le reazioni sono arrivate subito. La senatrice del M5S Dolores Bevilacqua ha dichiarato che "c’è voluta la nostra mozione sul caro energia in Senato per costringere la maggioranza a riconoscere ufficialmente, mettendolo nero su bianco, la necessità di rivedere l’obiettivo Nato delle spese militari al 5%". Poco dopo anche il Pd è intervenuto, con la segretaria Elly Schlein che ha parlato di un governo "allo sbando".Nel frattempo, dentro la maggioranza, sarebbero partite telefonate e confronti tra i gruppi parlamentari e Palazzo Chigi. Secondo le ricostruzioni pubblicate, sarebbe stato il ministro della Difesa Guido Crosetto a chiedere di eliminare il passaggio sul 5%. Il testo avrebbe rischiato di mettere in difficoltà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del prossimo vertice Nato. Poco prima dell’inizio della seduta a Palazzo Madama, la maggioranza ha quindi depositato una nuova versione della mozione. Il riferimento alla revisione dell’obiettivo del 5% è stato cancellato.Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo ha spiegato che "non era il caso di discutere di un tema così delicato mentre si parla di energia". Romeo ha aggiunto che nella coalizione ci sarebbero "sensibilità differenti", citando le posizioni di Crosetto, del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e di Meloni stessa. "Era firmata da tutti", ha poi detto. Secondo Repubblica, il passaggio contestato sarebbe stato infatti inserito su impulso della Lega. Nelle ricostruzioni circolate nella maggioranza, il nodo avrebbe riguardato sia il tema delle spese militari sia la trattativa europea sulla flessibilità di bilancio e sul programma Safe, uno strumento finanziario dell'Unione Europea che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti e incentiva gli Stati membri a investire congiuntamente nell'industria della difesa e ad aumentare la capacità produttiva degli armamenti. Lo stesso Crosetto si sarebbe mosso direttamente con Palazzo Chigi e con i gruppi parlamentari per ottenere lo stralcio del testo.In Aula, il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia ha chiesto chiarimenti alla maggioranza: "Vogliamo sapere cosa è successo nella maggioranza per arrivare a cambiare così la sua posizione". Boccia ha poi domandato: "Chi li ha fermati? Chi ha dato indicazioni in questo senso?". Dal G7 Finanze di Parigi, Giorgetti ha intanto confermato che il confronto con Bruxelles sulle deroghe continua. "Non c’è soltanto la deroga, ci sono tante vie per arrivare al risultato", ha detto il ministro, sottolineando la necessità di mantenere prudenza sui conti pubblici.
Caos nella maggioranza sulle spese Nato: la destra frena sul 5%, poi torna sui propri passi dopo l’intervento di Crosetto
Una mozione sulla sicurezza energetica ha aperto uno scontro nel centrodestra sulle spese militari. Nel testo iniziale la maggioranza aveva chiesto di rivedere










